UN’ANTICA MASSERIA DI FINE 1700

Masseria Valente  prende il nome dalla famiglia Valente, documentata a partire dalla seconda metà del XVI secolo, che annovera tra i suoi rappresentanti personalità afferenti il mondo giuridico: Donato Valente documentato nel 1604 (Archivio Capitolare di Ostuni, Registro dei Battezzati 1604) è notaio, il nipote Leonardo Antonio nato nel 1650 (A.C.O., Registro dei Battezzati, 1650) è laureato in utriusque, come pure il figlio Arcangelo nato nel 1687.

Il toponimo Valente si afferma nel linguaggio ufficiale delle contrade ostunesi a partire dalla fine del XVII secolo per indicare i possedimenti propri di questa famiglia che rientravano nella vasta area di Zampignola, una macrocontrada confinate con le terre di Tamburroni e di Capriolo nel Catasto di Ostuni del 1608.

Il trappeto, l’antico frantoio ipogeo, in contrada Valente è documentato nel 1715 in una registrazione delle rendite di cui godeva il sacerdote don Matteo Pomis, beneficiario della cappella di Sant’Antonio di Vienna della Cattedrale di Ostuni: una pezza di terre di t. 5 con 80 alberi di olive in loco detto Casamatrona seu Zampignola; attaccato a detta pezza altri alberi di olive numero 100 incirca e contigua con dette olive e pezza,  un’altra corte di olive al numero di 60 e proprio avanti il trappeto del dottor Leonardo Antonio Valente (A.C.O. Bollario dei Benefici, 1715 c. 77).

Nel Catasto di Ostuni del 1737 il figlio di Leonardo Antonio, Arcangelo, dichiara di possedere in contrada Valente seu Zampignola 1.600 di olive con tomola 5 di terre vacue, due cisterne, lamie e altri membri, un trappeto da macinare olive la rendita del quale ascende a ducati 25 (Archivio di Stato di Brindisi, Catasto antico, 1737, c. 52r).

Arcangelo Valente svolge la sua attività a Martina Franca dove si trasferisce presumibilmente negli anni 40 del 1700 per il matrimonio contratto con donna Marianna Blasi. Il figlio Leonardo Antonio nato nel 1742 benestante a Martina  nel Cataso di Taranto del 1742-1748 risulta proprietario di una masseria in agro di Crispiano che dalla famiglia prende il nome di Valente (C.R.S.E.C. TA/51, Chiese delle masserie di Crispiano, Martina Franca 2008, p. 191).

La proprietà viene venduta nel corso della seconda metà del XVIII secolo alla famiglia Giovine. Lucantonio Giovine risulta infatti proprietario del trappeto Valente nel Catasto provvisorio del 1816.

 

(si ringrazia la Prof.ssa Enza Aurisicchio per la preziosa collaborazione)